“Il restauro è come la chirurgia, la manutenzione è come la medicina preventiva, capace di rendere alla lunga non più necessario l’intervento di restauro che è pur sempre traumatico.”
Il restauro degli edifici storici ha un’importanza fondamentale perché consente di conservare e tramandare di generazione in generazione la storia, la cultura, l’identità e l’espressione artistica del territorio.
Si restaura quindi un monumento per ragioni storico-artistiche, perché se ne è riconosciuta la qualità estetica, perché esso rappresenta un documento storico unico irripetibile, testimone di un modo di costruire, di una fase storica, economica, sociale o culturale compiuta e ormai lontana.
Il restauro è l’insieme degli interventi tecnico-scientifici atti a garantire il recupero, il ripristino e la conservazione nel tempo di un’opera.
Questa disciplina relativamente giovane, affonda le sue radici tanto nella moderna ricerca storica quanto nelle tradizionali pratiche di manutenzione tese a preservare un oggetto.
L’intervento di restauro di un manufatto è un processo complesso e delicato che richiede una conoscenza e uno studio accurato che parte da come è stato concepito, dei materiali con cui è stato realizzato, come è stato modificato nel tempo e in quali condizioni versa oggi.
Il Codice dei beni culturali e del paesaggio definisce in questi termini il restauro, all’art. 29, comma 4: “Per restauro si intende l’intervento diretto sul bene attraverso un complesso di operazioni finalizzate all’ integrità materiale ed al recupero del bene medesimo, alla protezione e trasmissione dei suoi valori culturali. Nel caso di beni immobili situati nelle zone dichiarate a rischio sismico in base alla normativa vigente, il restauro comprende l’intervento di miglioramento strutturale.”
Il progetto di restauro non segue un ricettario preciso, ma si plasma in base all’opera su cui si vuole intervenire. Segue delle filologie e tendenze, che oggi possono essere riconducibili a 3 tipologie:
– il restauro critico: approccio metodologico formulato da Cesare Brandi, storico dell’arte edirettore, dell’Istituto Centrale del Restauro. il restauro critico propone il progetto di restauro come una “lettura” del monumento, da conservare nella sua stratificazione storica, tra immagine e materia, nella forma in cui ci è pervenuto. Questo è l’approccio che si avvicina di più a quanto definito nella normativa, poiché tende a conservare il massimo di informazioni contenute nel bene, operando però una scelta per identificare i valori.
-Il restauro di ripristino è un approccio teorico che riprende alcune correnti di pensiero dell’Ottocento. Promuove il completamento di alcune parti mancanti di un monumento, o la trasformazione di alcuni elementi, allo scopo di ricostituire una forma ideale del monumento, esistita (o supposta di esser esistita) nel passato.Uno dei limiti di tale corrente di pensiero è l’arbitrarietà delle scelte progettuali: spesso le fonti iconografiche a cui si attinge sono relative e imprecise. Ad un altro livello interpretativo, si potrebbe dire che tale approccio è un tentativo di abolire il tempo trascorso e l’evoluzione dell’opera.
–Il restauro prettamente conservativo (tra gli esponenti di tale tendenze sono Mario Dezzi Bardeschi, Stella Casiello) richiede la rigorosa conservazione del manufatto nella completezza delle sue stratificazioni e la conservazione della patina, come segno della trasformazione della materia nel tempo. È comunque considerata lecita la rimozione motivata di alcune aggiunte che deturpano l’aspetto visivo del monumento, aspetto che avvicina tale linea concettuale al restauro critico.
Giungere ad un progetto di restauro richiede diverse fasi:
Gli interventi di restauro degli edifici storici possono essere suddivisi in diverse categorie, tra cui:
Restaurare significa donare al futuro la bellezza del passato dei manufatti storico-artistici, capaci di attraversare il tempo, le culture e il progresso pur restando integri, fieri e consapevoli del loro fascino.